Disturbo oppositivo provocatorio, come riconoscerlo e in che modo intervenire

Nel disturbo oppositivo provocatorio prevalgono emozioni quali la rabbia e l’irritazione, unitamente a comportamenti di polemica e sfida...

Disturbo oppositivo provocatorio, come riconoscerlo e in che modo intervenire

Il disturbo oppositivo provocatorio (DOP) rientra nella categoria dei Disturbi da Comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta, caratterizzati da condizioni che implicano problemi di autocontrollo delle proprie emozioni e dei comportamenti.

Le emozioni che prevalgono sono la rabbia e l’irritazione con comportamenti di polemica e sfida. Il bambino con il DOP ha difficoltà ad interagire con gli altri, in particolar modo con gli adulti, ma anche con i coetanei. La sua tendenza è quella i sfidare i genitori o gli adulti che se ne occupano, spesso istigando e cercando il modo di generare irritazione.

Il DOP è riscontrabile in circa il 5-10% dei bambini, principalmente maschi, di età compresa tra i 6 e i 12 anni.

Disturbo oppositivo provocatorio, come riconoscerlo e in che modo intervenire
Per eliminare i comportamenti disadattivi nei bambini con Disturbo Oppositivo Provocatorio possono essere utili le terapie comportamentali. (http://www.stateofmind.it)

Disturbo oppositivo provocatorio: i principali sintomi

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio riguarda il modo in cui il bambino agisce ed il suo modo di relazionarsi agli altri. E’  possibile contraddistinguere il disturbo se il bambino ha i seguenti sintomi:

  • Non ama rispettare le regole,
  • Si oppone verbalmente e con azioni alle richieste che gli vengono fatte,
  • E’ permaloso, si innervosisce facilmente e si arrabbia anche per motivi futili,
  • Di fronte al non accoglimento delle sue richieste si mostra irritato e capriccioso, sbatte i piedi, piange, si rifiuta di accettare la decisione dell’adulto,
  • Cerca di rivendicarsi dei torti che crede di aver subito,
  • Ha un atteggiamento vittimistico e pessimistico,
  • Tende ad incolpare gli altri per i suoi comportamenti sbagliati.

Per diagnosticare il DOP occorre che questi sintomi si verificano non occasionalmente ma almeno negli ultimi sei mesi con una certa frequenza.

Disturbo oppositivo provocatorio: le cause

Il disturbo oppositivo-provocatorio è il risultato di una combinazione tra fattori individuali (temperamento, fattori biologici, distorsioni ed errori cognitivi) e fattori contestuali (stile educativo, caratteristiche familiari).

Disturbo oppositivo provocatorio, come riconoscerlo e in che modo intervenire
Se la modalità comportamentale ostile si presenta in modo ricorrente e per almeno 6 mesi la si può definire come un vero e proprio disturbo. (http://www.lauradominijanni.it)

Come intervenire?

Nel disturbo oppositivo provocatorio è importante includere nell’intervento i genitori, prevedendo anche con loro una fase psicoeducativa attraverso cui fornire gli elementi per comprendere pienamente il disturbo e i fattori che ne favoriscono il mantenimento.

La Terapia Cognitivo Comportamentale si focalizza su come il bambino con DOP si relaziona alle situazioni che percepisce come frustranti e pericolose, quindi sui pensieri e sulle emozioni, in particolare la rabbia, che ne derivano e punta ad insegnargli delle tecniche per imparare a gestirle.
Il lavoro terapeutico con il bambino si svolge attraverso varie fasi:

  • Fase psico-educativa: il bambino imparerà a riconoscere i meccanismi che gli scatenano la rabbia e la relazione che c’è tra situazioni/emozioni/comportamenti.
  • Acquisizione delle abilità: il bambino imparerà delle strategie, sia cognitive che comportamentali, che userà per gestire le situazioni che gli generano rabbia. Imparerà a parlare a se stesso (Auto-dialogo) in maniera positiva. Ad esprimere in maniera corretta le proprie emozioni e le proprie richieste (training per l’assertività). A trovare delle soluzioni più funzionali per risolvere le situazioni problematiche (problem-solving).
  • Compiti a casa: le abilità apprese in seduta, saranno poi messe in pratica anche a casa perché diventino, col tempo e con l’esercizio, delle consuetudini.
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