Relazione con i figli

Il linguaggio universale delle mamme per comunicare con il proprio cucciolo

Il linguaggio universale delle mamme per comunicare con il proprio cucciolo

Non esiste alcuna scuola che lo insegna, eppure tutte le mamme, dal primo istante in cui vedono il proprio bambino lo parlano per istinto. Gli studiosi lo chiamano motherese o baby talk ed è il linguaggio usato dalla mamma per comunicare con i propri piccoli. Si tratta di un vero e proprio linguaggio, con una sua sintassi, un suo vocabolario, accompagnati da una tipica gestualità del volto e delle mani.

Baby talk, il linguaggio delle mamme per comunicare col proprio figlio

Può cambiare il metodo di insegnamento, i principi, le abitudini in famiglia. Ma una cosa che tutte le mamme del mondo hanno in comune è il baby talk, ovvero il modo di parlare con i loro piccoli. Parole cantilenate, ripetute, frasi semplici, con un tono di voce più alto del solito. E poi viene anche naturale parlare con il proprio piccolo ponendoci sul suo stesso piano verbale, del tipo: “pappa”, “bua”, “pupù”, “tottò”…

Tono di voce più alto, sguardo fisso, momenti di silenzio e di sguardi fissi…(theplab.net)

Il linguaggio universale delle mamme per comunicare con il proprio cucciolo

Il baby talk si suddivide in step differenti, connessi all’età del bambino, in cui assume valenze diverse. Quando è neonato, il baby talking ha un peso importante perché il bambino riconosce la voce dell mamma che riesce ad instaurare una prima comunicazione con lui. Crescendo, arriverà il momento della lallazione prima, e dei primi vocaboli poi. E’ importante iniziare a dare un valore ai primi vocaboli, seppur pronunciati in maniera casuale e privi di significato.

Alcuni anni fa, nel reparto di neonatologia di un ospedale giapponese è stato condotto un esperimento per verificare la reazione del cervello di un neonato alla voce materna. Prendendo come campione 20 mamme, è stato chiesto loro di leggere una parte della favola di Cappuccetto Rosso. Una volta leggendola con l’intonazione come se si rivolgessero ad un pubblico di adulti (voce A). Una seconda volta immaginando di leggerla al proprio bambino (voce B). Durante il sonno i 20 neonati sono stati sottoposti, in momenti diversi, all’ascolto delle due voci registrate. I ricercatori hanno verificato che durante l’ascolto della voce B il flusso cerebrale del neonato aumentava significativamente rispetto al momento in cui i neonati ascoltavano la voce A.

In altre parole, l’intonazione della voce fa la differenza. Soltanto il baby talk attiva zone del cervello connesse allo sviluppo delle emozioni, anche nel sonno.

Fino a quale età è consigliato il baby talk?

Solitamente questo linguaggio viene utilizzato nei momenti di coccole e di scambi affettuosi tra la mamma ed il proprio bambino. Ed in questo caso risulta fondamentale, per rafforzare l’aspetto affettivo-relazionale. Ma se perdura anche quando il bambino è ormai cresciuto ( oltre i tre anni di età) questo linguaggio è destinato a fornire modelli verbali scorretti.

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