Normalmente, quando un bambino a due anni di età ancora non parla, la mamma si preoccupa e cerca disperatamente una soluzione per questo ritardo fonologico. Vediamo come comportarsi

Bambini con ritardo fonologico, quando preoccuparsi?

Intanto bisogna chiarire che ritardo fonologico non è sinonimo di ritardo nello sviluppo cognitivo. Perciò, mi rivolgo a tutte le mamme che, superata la soglia dei due anni di età del proprio bambino che ha un ritardo a parlare, si lascia prendere dall’ansia sospettando patologie spesso non attribuibili.

ritardo fonologico
Bambini con ritardo fonologico, quando preoccuparsi? (http://maestraemamma.it)

È importante tenere a mente che lo sviluppo fonologico varia da bambino a bambino, sia per età che per l’ordine di acquisizione di diversi fonemi. Esistono, comunque dei fattori di rischio del ritardo fonetico da tenere in considerazione, utili a garantire un intervento tempestivo e quasi sempre risolutivo. Pertanto, se si verifica uno o più episodi sotto elencati, è il caso di sentire il parere di uno specialista:

  • assenza di lallazione a 9 mesi,
  • reazione nulla ai suoni: il bambino non si muove o non si agita quando si provoca un suono a qualsiasi età,
  • il bambino non dice alcuna parola tra i 18 e i 24 mesi,
  • il bimbo non esegue semplici comandi verbali dopo i 2 anni,
  • il bambino presenta una voce strana e sgradevole a qualsiasi età.

Non è sempre facile individuare le cause del ritardo del linguaggio, anche se il primo passo da compiere è analizzare la storia completa della gravidanza e del parto, delle tappe evolutive del piccolo e la storia della famiglia. Qualsiasi trauma, asfissia, prematurità o infezione congenita intrauterina che il bambino può aver subito sono degli indicatori che dovrebbero mettere il medico in allerta, poiché sono eventi che possono aver danneggiato il sistema nervoso centrale.


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