Giunte alla settimana 40, e quindi alla fine della gravidanza è improbabile che non riconosciate l’inizio del travaglio perché i segnali, quando arrivano, sono generalmente inconfondibili. Sono tre gli indicatori principali dell’imminente inizio del travaglio e possono presentarsi in qualsiasi ordine. Quando rilevate uno o più di questi indicatori, informate subito l’ospedale o l’ostetrica.

Settimana 40 di gravidanza: l’inizio del travaglio

  • Perdita del tappo mucoso: il tappo mucoso che sigilla la cervice a livello del collo dell’utero, si stacca ed esce attraverso la vagina. Di solito ha l’aspetto di una piccola quantità di muco macchiato di sangue. Avviene prima che inizi il travaglio o durante la prima fase.
  • Rottura delle acque: si rompono le membrane del sacco amniotico in cui galleggia il bambino, causando uno sgocciolamento o un flusso improvviso di liquido chiaro dalla vagina. Se il liquido è giallo, verdastro o marrone dovete recarvi immediatamente in ospedale perché il bambino potrebbe essere in sofferenza. Le acque possono rompersi ore prima che il travaglio abbia inizio, oppure quando è già a buon punto.
  • Contrazioni: il regolare irrigidimento dei muscoli dell’utero avviene per tutto il travaglio. Durante la prima fase, le contrazioni assottigliano e dilatano il collo dell’utero, fino a 10 cm. Nella seconda fase aiutano a spingere il bambino in basso verso la vagina e, a parto avvenuto, fanno uscire anche la placenta (secondamento). La maggior parte delle donne le avverte come forti dolori mestruali. Le contrazioni possono essere accompagnate anche da mal di schiena, vomito e diarrea.
Settimana 40
Settimana 40: travgalio e parto (pixabay.com)

Settimana 40: le fasi del travaglio

Si riconoscono tre fasi del travaglio e la prima, di solito è la più lunga:

  • Prima fase: dura generalmente circa 12 ore per il primo bambino. Le contrazioni, che possono iniziare in modo leggero e non frequente, entro la fine della prima fase sono molto intense e molto ravvicinate. Quando diventano regolari (ogni 10 minuti) o durano ciascuna 45 secondi circa, dovete iniziare a prepararvi per andare in ospedale. Quando arrivate in ospedale sarete visitate per stabilire la dilatazione del collo dell’utero e sottoposte alla misurazione della pressione arteriosa. Riuscirete ad affrontare buona parte di questa fase in modo quasi normale, ma è meglio che abbiate qualcuno vicino. E’ consigliabile mangiare poco una volta che il travaglio è iniziato. Nel caso abbiate bisogno di un’anestesia di emergenza per qualsiasi ragione, ciò eviterà che stiate male. Verso la fine della prima fase, entrerete nella cosiddetta “fase transitoria”,che può durare circa un’ora. In questo periodo di transizione, il bambino scende nel canale del parto e avvertirete una pressione sul passaggio dorsale che vi farà venire voglia di spingere, anche se la cervice non è completamente dilatata. Usando le tecniche di respirazione, riuscirete a controllare questo impulso.
  • Seconda fase: quando il collo è completamente dilatato e iniziate a spingere fuori il bambino, siete entrate nella seconda fase. Può durare solo mezz’ora oppure prolungarsi fino a due ore o più. Quando la testa del bambino diventa visibile dall’apertura vaginale, l’ostetrica vi dirà di spingere: quando la testa raggiunge l’apertura vaginale, vi consiglierà di respirare con respiri brevi in modo da far uscire la testa più lentamente possibile e permettere alla cute e ai muscoli del perineo di dilatarsi per farla uscire. Se è probabile una lacerazione, sarete sottoposte a episiotomia (una piccola incisione chirurgica del perineo, la zona tra la vagina e l’ano). Uscita la testa, il bambino uscirà rapidamente. Appena nato, il bambino vi verrà mostrato e adagiato sullo stomaco. Cordone ombelicale verrà clampato e tagliato e l’ostetrica controllerà il neonato per vedere che stia bene e respiri correttamente. Se lo desidererete, potrete attaccare subito il bambino al seno. Certamente vorrete ammirarlo con il vostro partner, per dargli il benvenuto in questo mondo.
  • Terza fase: la fase finale del travaglio è l’espulsione della placenta, che di solito avviene entro mezz’ora. Talvolta l’espulsione viene accelerata con un’iniezione. L’ostetrica controllerà la placenta per vedere che sia integra e non sia rimasto alcun frammento al vostro interno. Se avete subito un’episiotomia, questa verrà suturata.

Settimana 40 di gravidanza: voi e il vostro corpo

Sarete probabilmente impazienti che inizi il travaglio, man mano che la CPP si avvicina. Se non è ancora successo niente entro la data presunta del parto, non siate deluse: solo il 5% dei bambini nascono il giorno previsto. Tenetevi occupate e fate programmi giorno per giorno, evitando di starvene semplicemente sedute ad aspettare che succeda qualcosa. Con l’avvicinarsi del DPP è meglio indossare un assorbente nel caso si rompano le acquee.

Settimana 40: il bambino cresce

Il bambino, ormai in presentazione cefalica, ha assunto la classica posizione fetale, con le gambe raccolte al torace, ed è in attesa di nascere. E’ lungo 50 cm e pesa 3,4 kg.


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